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Articoli > Punti di vista > Esperienze personali > Tratto da una storia realmente vissuta
Tratto da una storia realmente vissuta
Publicato da Nocciolina su 23/5/2006 (403 Letto)

Lessi, molto tempo fa su un sito di internet, una storia molto forte e toccante .
Del suo autore , mi colpirono : il dolore , la solitudine. Essi mi arrivarono forti e dilanianti , pieni di rabbia impotente, ma nello stesso tempo ci percepivo desiderio di dignità.
Ci sentii, in questa storia, che riporto qui di seguito, il bisogno di esprimere un dramma ancora pungente e lacerante, una solitudine che chiedeva pietà per un uomo che stava perdendo una persona a lui preziosa, la stava perdendo decidendo di donare una parte di lei ad un altro che per questo avrebbe continuato a vivere.
Fra le righe ho letto il suo desiderio, di sentire intorno a se un p' di calore umano e comprensione, mentre si ritrovava a vivere da solo quello che forse si stava rivelando il dramma più grande della sua vita.

Di carattere sono un'inguaribile sentimentale, che si commuove con poco, specie quando si tratta di storie di amore, solitudine, dolore, e rileggendo questa storia, trovata. anni fa, per caso su uno dei tanti angoli di internet mi è tornata in mente una vecchia canzone.

Grazie amore mio,
di aver sfidato tutto il mondo insieme a me
di aver cercato un altra vita accanto a me
di aver sbagliato e poi pagato anche di più ...insieme a me
grazie perchè so ,che quest'amore non potrà finire mai
anche se il mondo sta crollando intorno a noi...
non piangerò
in qualche modo riuscirò.... a dirti addio
ma dirti addio..... non è possibile
pensare a te e non sorridere non esser lì negli occhi tuoi
ma no non dico addio perchè tu vivi in me
noi siamo ormai
la terra e l'albero
la luce e il sole
di più non so
grazie amore mio
da questa sera a casa solo tornerò
dal tuo bicchiere come al solito berrò
sul tuo cuscino la mia mano correrà...
........e sarai là

Grazie Amore mio....


Infondo non è poi del tutto infondato credere : " chi vive nel cuore di chi ama non muore mai" e esser convinti che ciò significa già "eternità"
.
.


Tratto da una storia realmente vissuta ( datata 1999)

Autore: Anonimo

Cari amici, riguardo alla donazione ed all'espianto ho qualcosa da dire, per esperienza diretta.
Ringrazio Dio per i molti doni che mi ha dato e Gli chiedo perdono per come male li uso. In quell'occasione gli usai male e bene. Bene perchè la capacità di mantenere la freddezza e l'obbiettività nelle situazioni più gravi mi ha permesso di gestire la vicenda in modo consapevole e non emotivo ( a parte il dolore che comunque, dilania il cuore) . male perchè mi sono preso una libertà che non mi compete. Mia moglie ( 33 anni) è stata vittima di un infarto celebrale ( c'è un particolare tipo di infarto per quasi tutti gli organi vitali) che si manifesta con un?ischemia diffusa , poi coma e quindi morte. Tutto secondo la trafila che ci immaginiamo. Semmai c'è una differenza con l'ictus, con il quale viene confuso, per quanto riguarda lo stato di coscienza. In questo caso frequentemente l'emorragia comporta una perdita totale ed immediata della coscienza. Nel mio invece ci fu un'emiparesi, una presenza cosciente e viva per molte ore che divenne poi sempre più fievole. Quindi il coma. Il tutto durò circa otto giorni. Credo che la durata e l'evoluzione dell'agonia corrisponda ampiamente a quella descritta in letteratura medica. Dico questo perchè innanzi tutto occorre imparare a porsi di fronte alla morte mano a mano che essa ci abbraccia. Un conto è vedere un corpo vivo e trenta secondi dopo vederlo in coma irreversibile ( ed è un colpo durissimo: quanti rimpianti e quanti rimorsi per chi resta) E un conto è vederlo cadere in coma a poco . Senti la vita che scivola via e non puoi afferrarla , non puoi trattenerla. Tutto diventa più difficile e straziante. Ed anche il comportamento dei medici in questi reparti è molto diverso.
Infatti i medici dei reparti di rianimazione sono una razza a parte. Non ho, adesso, una grande stima né per loro né per gli altri , ma non voglio colpevolizzarli né fare di ogni erba un fascio. Per parlarne male, per inciso, dico solo questo: come si può accettare una risposta tipo: ? Guardi, mi dispiace, se non operiamo è condannato a morte sicura. Due mesi, tre al massimo di vita. l'operazione costa cento milioni. Non li ha? Allora ci dispiace ..veramente, ma l'anestesita, l'equipe?? Se non mi fermo per strada per prestare aiuto ad un ferito mi arrestano per omissione di soccorso. Come può essere moralmente accettabile subordinare l'aiuto per la vita ad una persona al pagamento di un prezzo? Per parlarne bene dirò che ce ne sono di meravigliosi , che, veramente, amano il prossimo e si sentono investiti di una missione. Li riconosci subito, però li uni e gli altri. Nei reparti di rianimazione se ne trova anche di un terzo tipo. Altrove appartengono alla categoria umana del ? vivi e lascia vivere, chi me lo fa fare?? Ma qui per lo stress terribile al quale sono sottoposti e per la ferrea disciplina a cui sono soggiogati dal primario( spesso, mi sembra non è il migliore), sono costretti a soffrire in silenzio. Combattuti tra la rabbia che deriva dall'impotenza di fronte alla morte ( il 50% dei ricoverati nei reparti di rianimazione muore); tra la loro l'umanità che tenderebbe ad esplodere di fronte alla sofferenza ed dal fastidio del giogo che li lega alla catena?.Alcuni soffrono veramente tanto e si vestono di una corazza che è dura solo in apparenza. Per cercare di resistere sembrano essere cattivi o più cattivi di quanto non siano in realtà. Altri sono angeli che in quelle situazioni mostrano tutto il loro valore. Altri ancora sembra proprio che abbiano saltato il fosso ( ma non mi permetterei mai di giudicarli) e pensano a tutt?altra cosa: ai loro interessi, professionali ( prestigio, carriera) ed economici ( per se o per l'ospedale). Tutto è parte integrante del problema ? donazione? e non è una divagazione.
Si è soli davanti a un si od a un no e siamo nel mezzo di una tempesta tropicale in un oceano dalle acque nere e paurose. ci si sente travolti e schiaffeggiati.
IN quella tragedia , il parente ,non sarà nemmeno uno spettatore ( magari della prima fila), ma sarà uno di troppo, uno non invitato e decisamente scomodo ed irritante per gli attori che recitano sul palcoscenico. Ed il candidato all'espianto è solo un oggetto della scena. Non illudetevi di trovare comprensione ( se non trovate un angelo) . Troverete tutto il contrario di quello di cui avete bisogno. Non ci sarà posto per i sentimenti , né laici , né religiosi, né umani. Preparatevi alla morte spirituale. Preparatevi al peggio, peggio di quanto immaginate con tutta la vostra fantasia. La consolazione è magra e non vi aiuterà in quel momento, ( ma solo dopo quando il peggio sarà passato) sapere che l'espianto darà la vita a qualcuno. Sarete tenuti all'oscuro di tutto .
Avevo quasi la sensazione di provocare fastidio come se la mia presenza non fosse gradita, ma forse non era così, forse era solo perchè , in quei medici che la stavano portando via per espiantarle gli organi, vedevo riflessa la mano di una verità dilaniante : la vita di quel "corpo " non mi riguardava più.... sarebbe, fra poco, appartenuta a colui che per merito degli organi di colei che amavo più di me stesso, avrebbe potuto ancora vivere, sorride , correre.. amare.
Tutto si compì, secondo la mia volontà, e la mia scelta , ma contro i miei sentimenti . Non mi restò che prendere le mie misere cose , i pochi oggetti che avevo radunato attorno a mia moglie nella speranza , ingenua e vana , che potessero esserle d'aiuto, e andarmene con la morte nell'anima e il suo amore nel cuore..

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