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Battaglia personale
Publicato da Krilù su 5/6/2004 (528 Letto)
Sono fondamentalmente una persona pessimista.
Avete presente il classico bicchiere mezzo pieno - mezzo vuoto? Beh, io sono fra coloro che lo vedono mezzo vuoto e, per chi mi conosce bene, sono quella che ?si fascia la testa prima di essersela rotta?.
Pessimismo congenito o pessimismo indotto dai tanti eventi negativi che hanno segnato la mia vita, fin da quando ero ancora nel grembo di mia madre? Impossibile saperlo, ma comunque il risultato non cambia.: inguaribile pessimismo.
Che ci fa dunque una persona pessimista in un sito che si chiama ?Positivamente??
Beh, sono qui per raccontarvi perchè e come ho deciso di ingaggiare la mia personale battaglia al pessimismo.
Alcuni anni fa, appena reduce dalla devastante esperienza della malattia e morte del mio papà, mi è stata diagnosticata una seria malattia di tipo autoimmune, che colpisce il tessuto connettivo. E il corpo umano è costituito in gran parte di tessuto connettivo. ?Inguaribile, ma non incurabile? - così mi fu spiegato dai medici, che si premurarono anche di illustrarmi tutti i possibili danni cui andavo incontro, facendomene un quadro alquanto preoccupante e deprimente - ?di esito quasi sempre infausto, prima che si scoprisse che il cortisone può almeno rallentare, se non proprio fermare l'ineluttabile progredire della malattia.?
Una simile diagnosi, in una persona del tipo sopra descritto?? Potete immaginare come l'ho presa!!
Mi ci è voluto tempo - molto tempo - prima di riuscire ad accettare questa situazione ma, superato l'abbattimento iniziale, (il tempo del lutto, lo chiamano gli psicologi), ho deciso che dovevo imparare ad affrontare ed assaporare la vita in maniera diversa, finchè ne avevo il tempo.
Abituata, per il mio lavoro, a pianificare il da farsi ed anche ad affrontare le emergenze con la necessaria prontezza, per poter risolvere i problemi nel modo migliore, una volta riacquistata la lucidità mentale, mi sono dedicata a pianificare il mio futuro, decisa a contrastare con ogni mezzo (e quindi anche con una migliore qualità di vita) il progredire della malattia.
Potendo farlo, seppure a malincuore ho scelto di lasciare il mio impiego, un lavoro davvero gratificante, ma altamente impegnativo, che mi costava molto tempo e molte energie.
Non concepivo però l'idea del ?dolce far niente? così, intanto che ancora mi dibattevo nel dilemma di una scelta tanto difficile, mi sono preparata ad un? attività alternativa, nel campo del volontariato ambientale, (problema questo che mi sta molto a cuore).
Frequentando nelle ore serali un apposito corso di formazione e sostenendo i relativi esami ho ottenuto il decreto di Guardia Ecologica Giurata Volontaria che permette di svolgere servizio di vigilanza ed eventuale sanzionamento di abusi, nel campo della tutela ambientale.
Essendo direttamente passata dal banco di scuola alla scrivania, praticamente non conoscevo ancora l'inebriante sensazione di essere, finalmente, padrona del mio tempo. Quel sottile piacere di potermi riaddormentare dopo che la mia sveglia interna, da sempre abituata a squillare di buon mattino, per mesi ha continuato a svegliarmi alla stessa ora. Il piacere di poter decidere un viaggio senza doverlo programmare con mesi di anticipo; il piacere di non essere perseguitata dal telefono anche in ferie; il piacere di potermi gustare appieno il relax di una vacanza senza il pensiero perennemente rivolto al lavoro che si accumulava.
Intendiamoci: non il piacere dell'ozio, (che l'ozio non mi è confacente) ma quello di scegliere secondo la mia volontà e secondo il mio stato di salute del momento, il ?quando? e il ?quanto? fare. E fino ad ora, fortunatamente, sono riuscita a fare molto. Le mie giornate sono dense di impegni per l'attività volontaria che svolgo, ed è un?attività molto gratificante perchè le associazioni per cui lavoro operano in campi che mi interessano particolarmente: l'ambiente e la cultura.
Non lasciarsi sopraffare dal pessimismo,non è certo facile e ne avrei ben donde, sia per la malattia che continua lentamente ma inesorabilmente a progredire (e ci sono giornate decisamente NO), sia perchè nel frattempo sono stata colpita da un altro dolorosissimo lutto, la morte della mia mamma dopo una straziante malattia, e questo mi ha fatto piombare in una profonda depressione, dalla quale sto faticosamente uscendo.
Ma ho scoperto che la forza di volontà è una grandissima forza ed io sono molto cocciuta, perciò metto in atto ogni strategia possibile per evitare di lasciarmi affondare nell'oscuro mare senza onde né correnti del pessimismo.
Ormai sono quasi otto anni che sono costretta ad assumere cortisone per gli effetti benefici che ha sulla mia malattia ed anche una quantità indicibile di altri farmaci per contenerne gli effetti dannosi (della serie: forse la cura è peggiore del male?). Ma a chi mi chiede notizie della mia salute ho imparato a rispondere: ?se deve andare peggio, spero continui ad andare così? e questo per una persona pessimista è davvero un grande passo sulla strada della positività.
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